FINALMENTE PRIMAVERA



Io sono la primavera

Lucciole belle, venite da me;
son principessa, son figlia di re.
Ho trecce d'oro filato fino
ho un usignolo che canta su un pino,
una corona di nidi alle gronde,
una cascata di glicini bionde,
un rivo garrulo, limpido, fresco,
fiori di mandorlo, fiori di pesco.
Ho veste verde di vento cucita
tutta di piccoli fiori fiorita
occhi di stelle nel viso sereno,
dolce profumo di viole e di fieno
e per il sonno dei bimbi tranquilli
la ninna nanna felice dei grilli.

SFILATA IN ONORE AL COMUNE


Storia

Il comune di Costa Masnaga nasce nel 1870 dalla fusione di tre piccoli comuni: Brenno della Torre, Centemero e Tregolo (R.D. 7 gennaio 1870, n. 5448).
Una delle tracce più antiche di insediamenti sul territorio comunale è la Torre di Camisasca, recentemente restaurata, edificata intorno all'anno 1000 probabilmente per difendersi dai continui saccheggi degli Ungari dalle famiglie di origine longobarda. Nel 17° secolo la Peste decimò la popolazione del paese.
In epoca più recente Costa Masnaga vede la nascita dei primi opifici: l'attività tessile si consolida e si espande negli anni assumendo proporzioni importanti e risultando decisiva per la ricchezza del territorio. Accanto alla lavorazione della seta nascono poi aziende specializzate nella lavorazione di altre fibre, come per esempio quella del cotone. A suggello di questa inestimabile propensione per le attività tessili viene conferito al comune il titolo di "Città del Tessile".

Personaggi illustri

Nel 1802, Carlo Bianconi, un comasco di Tregolo, frazione di Costa Masnaga, giunse in Irlanda per volere del padre. Aveva appena 16 anni e iniziò la sua attività come venditore ambulante. Poco più di 35 anni dopo, il sistema dei trasporti irlandese fu rivoluzionato da quest'uomo con vetture trainate da cavalli. Egli si stabilì a Clonmel, la capitale di Tipperary, di cui divenne in seguito sindaco e con la quale oggi Costa Masnaga è gemellata. Alla fine delle guerre napoleoniche, quando i cavalli non erano più richiesti per operazioni di trasporto e di guerra, comprò per 10 sterline un cavallo e una carrozza e diede così inizio alla sua famosa flotta di carrozze che cominciarono a collegare le varie parti d'Irlanda. Nel 1837 Carlo Bianconi disponeva di 900 cavalli e di 67 carrozze. Ancora oggi il percorso che attraversa l'Irlanda e sul quale transitavano le sue carrozze, porta il suo nome.

CARNEVALE TUTTO ITALIANO




CHI ERANO E COSA FACEVANO LE PIU CONOSCIUTE MASCHERE ITALIANE

ARLECCHINO - originario di Bergamo, da molti secoli una delle maschere preferite. Arlecchino è il simbolo stesso del Carnevale. Furbo ma anche ingenuo, Arlecchino sembra soccombere di fronte alla prepotenza dei suoi padroni, ma alla fine riesce sempre ad avere la meglio e a raggirare chi aveva tentato di metterlo in difficoltà. Essendo povero, la sua maschera è tutta colorata perchè fatta con ritagli di stoffa presi qua e là.

BALANZONE
BALANZONE - Come Pantalone è un personaggio fondamentalmente serio, ma più facilmente di lui si allontana dalla serietà per assumere un aspetto ridicolo che viene ridicolizzato dai servi furbi. E' un Dottore.

BRIGHELLA
BRIGHELLA - Nella Commedia dell'Arte (alla quale appartengono tutte le maschere) Brighella fa la parte del servo furbo. Più furbo di Arlecchino che, pur cavandosela sempre, è un ingenuo, Brighella è un vero maestro d'intrighi organizzati allo scopo di farsi beffe di Pantalone o per agevolare l'amore contrastato di tante giovani coppie.

COLOMBINA
COLOMBINA - La più famosa fra le servette. Ha origine a Venezia. A volte viene rappresentata anche come figlia di Pantalone, a volte come moglie di Arlecchino è sempre un personaggio di contorno nella Commedia dell'Arte ma importantissima perchè saggia e maliziosa allo stesso tempo.

GIANDUJA
GIANDUJA - La maschera torinese. Non è molto vecchia come maschera, nasce nell'800 e fu subito adottato dai piemontesi che vedevano riflesso in lui il loro spirito arguto, il desiderio di libertà accompagnato a tanto buon senso.

PANTALONE
PANTALONE - Molto serio, figura del commerciante veneziano attaccato al denaro, brontolone, viene sbeffeggiato, proprio per la sua serietà, da Arlecchino, Brighella e soci.

PULCINELLA
PULCINELLA - Originario di Napoli, insieme ad Arlecchino è la più famosa delle maschere. E' un personaggio allegro, ma qualche volta anche triste. Poca voglia di lavorare e molta di divertirsi, è occupato a cercare sempre soluzioni per raggiungere questo suo obiettivo. Come molti altri, è un servo in tutte le commedie.

STENTERELLO
STENTERELLO - Tipica maschera fiorentina. Uomo intelligente e scaltro, ama i giochi di parole ed è noto anche per la sua grande umanità che fa sì che Stenterello accetti con grande filosofia tutte le cose che le sue avventure gli mettono di fronte. Umorista schietto, spesso diventa acido coi potenti.

TARTAGLIA
TARTAGLIA - Origine veronese. Servo balbuziente, su questa caratteristica costruisce tutta la sua comicità. per esempio può accadere che, parlando di Pantalone, dica co-co-co in modo tale che non si capisca se questo è cornuto o contento. Il pubblico ride e sghignazza.

14 FEBBRAIO SAN VALENTINO

ALCUNE FRASI PER SAN VALENTINO

Saper leggere il tuo Cuore, è stato per me il traguardo più ambito, ma essere amato è sicuramente una vittoria unica.
Il mio S.Valentino è con te tutte le mattine, quardarti al mio risveglio, coccolarti fra le mie braccia e dirti quando ti amo buon S Valentino amore.
Come le stelle brillano nel cielo ed invadono il mio pensiero mi accorgo di una cometa che illumina il cammino e accende il cuore
Amore mio in questo giorno di San Valentino ti penso piu' del solito, siamo distanti e non ti posso abbracciare e dire quanto ti amo pero' ti mando un grande bacio grande come tutto l'universo....
Amore è...svegliarti con un bacio, e il tuo sorriso sigillerà quella lieve carezza.

LA GIUBIANA CHE USANZA STRANA





















LA GIUBIANA TRADIZIONE LOMBARDA CHE SI ACCOMUNA CON I GIORNI DELLA MERLA

6 GENNAIO FESTA DELL'EPIFANIA



EPIFANIA FESTA DEI  Rè MAGI  E BEFANE

AUGURO A TUTTI UN 2010 FANTASTICO


                                                                                                                                                                    IL 2010 E ARRIVATO

LUIS VI AUGURA UN FELICE NATALE



UNA POESIA DEL SANTO NATALE

IL PRESEPE

   
     IL PRESEPE TRADIZIONE ITALIANA:                                                  


Il nome “presepe” viene del Vangelo di San Luca, in cui si racconta che la Madonna, dopo aver partorito, avvolse il piccolo Gesù nelle fasce e lo mise in un praesepe, cioè in una mangiatoia. L'invenzione del presepe come lo conosciamo oggi, è attribuita a San Francesco.



Secondo la biografia del santo, due settimane prima del Natale del 1223 san Francesco si accordò con Giovanni Velita, signore di Greccio, per celebrare proprio nel paese umbro la nascita di Gesù, volendo ricreare non solo l'atmosfera di Betlemme ma anche i disagi vissuti dal bambinello. Così, con la partecipazione della popolazione, nacque il primo presepe vivente della storia.

I PERSONAGGI DEL PRESEPE
Gran parte delle ambientazioni tipiche del presepe non derivano dai Vangeli canonici, che parlano in modo vago della natività, ma da quelli apocrifi e da arcane tradizioni ormai dimenticate.
Il bue a l'asinello, ad esempio, derivano da un'antica profezia di Isaia: "Il bue ha riconosciuto il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone". Sebbene Isaia non si riferisse assolutamente alla nascita del Cristo, l'immagine dei due animali venne utilizzata comunque come simbolo degli ebrei (rappresentati dal bue) e dei pagani (rappresentati dall'asino).
Anche la stalla o la grotta in cui Maria avrebbe dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: anche quest'informazione arriva dai Vangeli apocrifi. Inoltre non bisogna dimenticare che la grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli soprattutto del settore mediorientale: una delle più famose divinità persiane, Mitra, nacque proprio in una grotta, il 25 dicembre.
Le gesta dei Re Magi, invece, vengono narrate dal Vangelo dell'Infanzia armeno.
LA TRADIZIONE
Il Presepe, secondo la tradizione, deve essere fatto il giorno di San Nicola o di Santa Lucia (di sant'Ambrogio a Milano), lasciando però la mangiatoia vuota, che accoglierà il bambinello nella Notte di Natale. Il Presepe si completa il 6 di gennaio, con l'arrivo dei tre Re Magi venuti dall'Oriente a portare doni di oro, incenso e mirra a colui che la stella cometa aveva indicato come “Luce del mondo”.

IL PRESEPE NELLA STORIA
Primo esempio di presepe inanimato a noi pervenuto è quello che Arnolfo di Cambio scolpì nel legno nel 1280 e del quale oggi si conservano le statue residue nella cripta della Cappella Sistina di S. Maria Maggiore a Roma.
Da allora e fino alla meta' del 1400 gli artisti modellano statue di legno o terracotta che sistemano davanti a un fondale riproducente un paesaggio, ambientazione della scena della Natività: i presepi, però, vengono esposti solo all'interno delle chiese.
Per i primi veri presepi dobbiamo aspettare il XV secolo, quando si diffonde l'usanza di collocare nelle chiese grandi statue permanenti: uno dei più antichi, tuttora esistenti, è il presepe monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna che viene allestito ogni anno per Natale.
Dal XVII secolo il presepe inizia a diffondersi anche nelle case, quelle dei nobili, sotto forma di "soprammobili" o di vere e proprie cappelle in miniatura, anche grazie all'invito del papa durante il Concilio di Trento ad incoraggiare questa pratica.
Nel XVIII secolo, addirittura, a Napoli si scatena una vera e propria competizione fra famiglie su chi possieda il presepe più bello: in questo periodo il presepe napoletano raggiunge la celebrità che tutt'oggi conserva, conferendo al tradizionale presepe caratteristiche sempre più “umane”, con l'aggiunta di personaggi della quotidianità.

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Non tutti sanno che, nell'iconografia antica, la stella cometa non viene rappresentata con una coda. Fu Giotto il primo a dipingere la natività con una stella dotata di coda, nell'affresco contenuto nella cappella degli Scrovegni a Padova.



L'affresco, riporta probabilmente un fenomeno che impressionò fortemente il pittore: il passaggio della cometa di Halley nel 1301.
Da quel momento si moltiplicarono i quadri ispirati a questo affresco, probabilmente perché la coda rispondeva al desiderio di avere un corpo celeste che indicasse una direzione, e la stella con la coda entrò a pieno titolo nell'iconografia tradizionale della natività.

LA STELLA C'ERA DAVVERO? ED ERA UNA COMETA?
Vari studiosi si sono cimentati nell'identificazione della “stella di Betlemme” apparsa ai Magi intorno all'anno zero.
Alcuni hanno ipotizzato che si trattasse della cometa di Halley, la stessa che impressionò Giotto e che fu visibile dalla Terra nel 12 a.C.. Ma questa data non è compatibile con l'opinione corrente della maggior parte degli storici che datano la nascita di Gesù tra il 7 e il 4 a.C.

La gran parte degli studiosi è propensa a credere che “la stella” che guidò i Magi non fosse un singolo oggetto celeste, ma una congiunzione di pianeti: Keplero segnalò che nel 7 AC. vi fu una tripla congiunzione di Giove con Saturno, evento molto raro che si verifica ogni 805 anni, mentre nel 6 a.C., vi furono simultaneamente le congiunzioni di Giove con la Luna e di Marte con Saturno, entrambe nella costellazione dei Pesci.
Questo fenomeno deve aver avuto un enorme valore: essendo considerata una 'grande' congiunzione e in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico.
Inoltre, secondo i calcoli,  Betlemme si trova proprio nella direzione in cui la luce nella costellazione dei Pesci poteva essere percepita da viaggiatori che giungessero da Oriente ed alcuni documenti confermano che fu proprio nel 7 a.C. che nei cieli della sponda meridionale del Mediterraneo e in Mesopotamia si verificò un fenomeno luminoso nettamente percepibile con gli stessi caratteri di quello dell'episodio dei Magi.
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

 
 L'albero di Natale ha una tradizione antica che viene fatta risalire alle popolazioni germaniche, in particolare ai Teutoni. Essi solevano celebrare il Solstizio d’inverno recandosi nel bosco e recidendo un abete come rito propiziatorio.



Portato in casa, l'abete veniva addobbato con ghirlande e dolci: insomma un vero e proprio antenato del nostro Albero di Natale. L'immagine dell'albero, specie se sempreverde, come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo.

La prima notizia ufficiale sull'uso dell'albero di Natale viene dall'Alsazia. È una cronaca di Strasburgo e nel  1605 annota: "Per Natale i cittadini si portano in casa degli abeti, li mettono nelle stanze, li ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero, oggetti di similoro".

Prima dell'apparizione "ufficiale" dell'albero di natale, però, esisteva un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “Gioco di Adamo ed Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché quest'ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici.

L'usanza vera e propria dell'albero di Natale entrò nelle case tedesche nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo Per molto tempo, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica di queste regioni.

Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A tutt'oggi, la tradizione dell'albero di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca (si veda per esempio l'usanza dei mercatini di Natale)
 
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


"I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi". Così narrano i Vangeli apocrifi, che co forniscono il numero e i nomi dei sapienti orientali.



Le gesta dei Magi vengono narrate anche nel Vangelo di Matteo, che ne racconta la partenza verso Betlem, l'adorazione del bambino e la visita dell'angelo che li avvertì di non tornare da Erode.
La parola mago, che deriva dal greco 'magoi', non faceva riferimento a persone con poteri soprannaturali, bensì definiva gli appartenenti ad una casta sacerdotale persiana che si interessava di astronomia e astrologia. I magi erano gli studiosi dei fenomeni celesti.
La loro religione li conduceva alla costante attesa di un 'Soccorritore divino", il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire un'era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l'aveva preceduto: in particolare il 'Soccorritore' sarebbe dovuto nascere da una vergine discendente da Zarathustra e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l'immortalità per gli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del 'Soccorritore', tra le quali: una stella lo avrebbe annunciato. Tenendo conto di questo contesto culturale, non meraviglia il comportamento dei magi nella descrizione di Matteo.

SIMBOLOGIA DEI MAGI E DEI DONI 
I magi sono tre, il numero perfetto, e diverse sono le interpretazioni date a questo numero. Alcuni ci vedono rappresentate le tre eta' dell'uomo: gioventù, maturità e vecchiaia. Altri le tre popolazioni del mondo allora conosciuto, ovvero Europa, Asia e Africa.
Anche i tre doni dei Magi hanno un significato: fanno riferimento alla duplice natura di Gesu', quella umana e quella divina: l' incenso, testimonianza di adorazione alla sua Divinità, la mirra, per il suo essere uomo, l'oro perché dono riservato ai re.

LE RELIQUIE DEI MAGI
Secondo la tradizione i Magi sarebbero morti in Persia e sepolti insieme in una grande tomba. Elena (madre di Costantino), venutane a conoscenza, avrebbe fatto trasportare le reliquie a Costantinopoli in una grande chiesa fatta costruire apposta per ospitarle.
Alcuni storici sostengono che queste reliquie, nello stesso IV secolo, furono trasportate da Costantinopoli a Milano da Eustorgio, vescovo di questa città, mentre altri ritengono che giunsero in Italia con le crociate.
Una cosa sembra certa: nel 1162 si sa che le spoglie dei Magi si trovavano in Lombardia. Infatti in questa data il Barbarossa, che aveva raso al suolo Milano, teneva molto alla conservazione di quelle reliquie per appropriarsene, come garanzia di una particolare compiacenza e protezione da parte di Dio.
La presenza delle reliquie nel capoluogo lombardo è testimoniata anche dal culto che si diffuse nella regione.  Queste reliquie nel 1164 da Milano furono trasportate a Colonia, in Germania, dove attualmente sono conservate.
inicjalization...Countdown Uhr

    NATALE2018

    NATALE2018

    BRIANZA

    la zona di verde appena fuori da milano che si trova fra il ramo di lecco e quello di como un vero paradiso per i milanesi un toccasana per la città di milano, si trova dai 150 ai 300 metri
    sopra il livello del mare ed è costituita da colline ai piedi delle prealpi lombarde.

    LUIS-BRIANZA

    A.N.C ERBA


    VOTA.IL.BLOG

    i migliori link

    Lettori fissi

    Blog Italiani

    canzoni anni 70

    canzoni anni 70
    vecchie canzoni x i giovani sessantenni come mè vecchi ricordi dei nostri vent'anni....rimasti nei nostri pensieri....
    Personal blogs

    cappella sistina

    cappella sistina
    non sei mai stato a Roma non hai mai visto la cappella sistina?clicca sulla foto e divertiti a girare nella cappella sistina in 3D usa il mause puoi anche zummare avvicinarti agli affreschi e guardarli da vicino.luis per i visitatori del blog

    SITI X BAMBINI

    BATTUTE

Nome ImmagineNome ImmagineNome Immagine